Non può vivere bene chi non è in pace con il suo corpo.

Maria Raffaella Dalla Valle
IL DIARIO

domenica 20 novembre 2016

Robert Gahl Wojtyla on Kingship and Morality Thomistic Implications (En)

Oggi per i cattolici è la festa di Cristo Re. Ho pensato di proporre qualcosa, dopo aver partecipato all'incontro con Luisa Muraro e Marina Terragni sulla scomparsa delle madri ed il mercato dei figli, ovvero: l'utero in affitto.
Ad un certo punto del dialogo Luisa Muraro ha confermato che i figli nati in questo modo,  prima o poi hanno la necessità della scoperta delle loro origini, di sapere chi sono il loro padre e la loro madre.
Spesso, ha detto Muraro, i bambini sognano di essere figli di un re, di una regina.


Questo mi ha fatto pensare alla festa di oggi: Cristo Re.
Il Concilio Vaticano II ha sottolineato la funzione sacerdotale,  profetica e REGALE di ogni fedele laico.

Sotto, il link alla Conferenza Magistrale di Robert A. Gahl Jr.:
Robert Gahl, Wojtyla on Kingship and Morality


Nella Conferenza Gahl fa un escursus sulla storia di, si potrebbe dire, una soluzione morale che ha influito per più di cinquecento anni nel modo viverla, partendo dalla scoperta dell'America e dalle teorie di Francisco de Vitoria a favore degli indios.
Tesi principale di Gahl è che Wojtyla, soprattutto nel libro: Le fonti del rinnovamento, affermi che tutta la morale, sia naturale che soprannaturale, vale a dire sia filosofica che teologica può essere compresa come REGALITA'.

L'agire bene, il fiorire e l'essere felici richiede di esercitare l'autodominio che è una specie di regalità (Kingship) per governare su se stessi ed anche sugli altri.

Chi sono gli altri?
Dipende dal ruolo che si ha. Se si è genitori sulla casa e sui figli. Se si lavora anche questa può essere una opportunità per vivere la regalità e via dicendo.


"Nel considerare la santa Umanità di Nostro Signore, sentite nelle vostre anime una gioia immensa: un Re dal cuore di carne, come il nostro, che pur essendo l'autore dell'universo e di ogni singola creatura, non impone il suo dominio con prepotenza, ma viene come un poverello a chiedere un po' d'amore, mostrandoci, in silenzio, le sue mani piagate.


Cristo deve regnare innanzitutto nella nostra anima. Ma come risponderemmo se ci domandasse: tu, mi lasci regnare dentro di te? Io gli risponderei che per farlo regnare in me ho un grande bisogno della sua grazia: soltanto così anche il palpito più nascosto, il sospiro impercettibile, lo sguardo più insignificante e la parola più banale, perfino la sensazione più elementare, tutto potrà tradursi in un osanna a Cristo, il mio Re". - J. Escrivà de Balaguer

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