Non può vivere bene chi non è in pace con il suo corpo.

Maria Raffaella Dalla Valle
IL DIARIO

sabato 8 agosto 2026

La meditazione o preghiera, non è una tecnica di benessere



D. R. Esparza

Nella sua prima udienza generale dopo la pausa estiva, Leone XIV ha tracciato una linea di demarcazione tra la preghiera come incontro con Dio e la meditazione come strumento per il benessere personale.

Continuando la sua serie catechetica sui documenti del Concilio Vaticano II, Leone ha attinto ancora da Sacrosanctum Concilium — il primo documento promulgato dal Vaticano II, firmato da Paolo VI il 4 dicembre 1963 — e in particolare alla dimensione ecclesiale della preghiera. La sua diagnosi iniziale è stata diretta.

«In contesti dominati da una mentalità efficientista e consumistica, la preghiera può sembrare inutile e banale», ha detto. «In un mondo in cui la scienza e la tecnologia pretendono di fornire tutte le risposte, pregare può apparire come una forma di evasione». Poi è arrivata la frase chiave: «Inoltre, anche in molte famiglie cristiane, la tradizione della preghiera non viene più tramandata, mentre molte persone rischiano di confonderla con un'altra semplice tecnica, di natura psicologica, finalizzata al benessere personale».



Il Papa non ha menzionato esplicitamente il contrasto — non ha detto "mindfulness" o "meditazione" — ma l'obiettivo era chiaro. Nel 2026, le app offrono esercizi di respirazione guidata e tecniche di visualizzazione commercializzate come forme di lavoro interiore. Le aziende offrono programmi di mindfulness per migliorare la produttività dei dipendenti. I ritiri promettono la pace attraverso l'attenzione al respiro. Tutto questo viene presentato sotto la voce di salute mentale e cura di sé — ma niente di tutto ciò coinvolge una Persona dall'altra parte.

Distinzione chiave

È questa la distinzione che traccia Leone. La preghiera, nella concezione cattolica, non è una tecnica per raggiungere uno stato psicologico desiderato. È un incontro — con un Dio che ascolta, che risponde, che è veramente altro. Nel momento in cui la preghiera diventa uno strumento per l'ottimizzazione personale, ha cessato di essere preghiera in qualsiasi senso significativo.

Meditazione vs meditazione

Negli ultimi anni il concetto di "meditazione" è diventato particolarmente rilevante. Sebbene significhi molte cose diverse nel gergo secolare, la parola "meditazione" ha una lunga storia nel cristianesimo come descrizione della preghiera, e in particolare di un certo tipo di preghiera.

L' NHS del Regno Unito afferma che la meditazione "non è mistica" e la definisce "semplicemente un modo per fermarci un momento ed essere calmi. In un mondo frenetico, ci dà il permesso di fare una pausa, respirare e ripartire".

Ma il Catechismo Cattolico presenta la "meditazione" come qualcosa di molto diverso: una "ricerca" per "aderire e rispondere a ciò che il Signore chiede".

Leggi qui e CCC, 2709-2724

Per recuperare ciò che la preghiera è attualizzandosi, Leone ha indicato la Liturgia delle Ore — l'antica preghiera quotidiana della Chiesa strutturata attorno ai salmi, una parte obbligatoria della vita per sacerdoti e suore, ma accessibile a chiunque. «Ogni settimana e ogni giorno, l'Eucaristia e la Liturgia delle Ore sono il respiro della vita della Chiesa», ha detto, descrivendo il suo arco durante la giornata: «Al mattino iniziamo la giornata con fede e gratitudine; a mezzogiorno chiediamo la forza per rimanere fedeli nelle prove; la sera i Vespri accompagnano il momento del tramonto; la notte ci addormentiamo affidandoci alla pace di Dio».

«Ogni ora è un atto di speranza», ha aggiunto. La Liturgia delle Ore non è una serie di esercizi psicologici progettati per produrre calma. È una serie di atti di fiducia rivolti a qualcuno di specifico.

Leone ha concluso con una frase di Paolo VI, pronunciata nello stesso momento in cui promulgava la Sacrosanctum Concilium 63 anni fa in questa stessa basilica: «Dio viene al primo posto; la preghiera è il nostro dovere primario». Il papa agostiniano ha citato il suo predecessore senza ulteriori elaborazioni. Nei suoi saluti, Leone ha aggiunto una nota pratica per la stagione: Utilizzate l'estate per «coltivare la vostra vita interiore passando un po' più di tempo con il Signore nella preghiera».

Altre letture di interesse sul tema: Alcuni aspetti della meditazione e della salvezza cristiana: Orationis Formas e Placuit Deo (Ita - anche in audio)

 

lunedì 9 febbraio 2026

Lo sport oltre la medaglia: quando il limite diventa genialità



 

Un incidente annunciato

 

Mi ha profondamente addolorata assistere a quanto accaduto a Lindsey Vonn. Quando ho saputo della rottura del suo legamento crociato, non ho potuto fare a meno di vederlo come un incidente annunciato, sperando fino all'ultimo che decidesse di non gareggiare.

Parlo non solo come insegnante, ma come ex atleta: vengo anch'io dal mondo delle gare di sci, che mi hanno lasciato come "dono" una protesi al ginocchio. Questa esperienza mi ha portata a pormi una domanda che ognuno di noi, in base ai propri obiettivi, dovrebbe farsi: è più importante la medaglia olimpica o il rispetto del proprio corpo e dei propri limiti?

In questo caso, trovo difficile far convivere le due cose, a meno di non attribuire al gesto un puro significato simbolico.

 

La persona prima della performance

 

Prima di dedicarmi al Metodo Feldenkrais, ho insegnato anche Educazione Fisica nelle scuole. Ho scelto di lasciare un posto sicuro perché credo fermamente che lo sport debba essere una parte vitale della formazione della persona, uno strumento per aiutarla a diventare migliore e a trascendere i propri limiti in modo armonioso. Non dovrebbe mai essere un'arena dove "pescare", in giovanissima età, piccoli campioni da spremere per le gare agonistiche.

La specializzazione precoce — prima dei dodici anni — non solo ostacola una crescita neuromotoria equilibrata, ma spinge spesso i giovani ad abbandonare lo sport agonistico esasperati, perché semplicemente "non ne possono più".

Voglio dire tanto di chapeau a Lindsey per aver dimostrato che l'età è solo un numero, contribuendo, in un certo senso, a scardinare la cultura dell'atleta "usa e getta". 

 

Eppure, allo stesso tempo, è stata un genio delle piste, ma è diventata anche vittima di un modo brutale di intendere lo sport, dove il risultato conta più del benessere della persona. Non siamo macchine: il cervello registra tutto, e una protesi o un'operazione cambiano, ad esempio, profondamente la nostra percezione. 

 

Come si fa a permettere ad un'atleta che ha una protesi, che si è appena rotta il crociato dell'altra gamba di partecipare alle gare olimpiche affermando: "Questo sport è brutale e la gente deve ricordare che questi atleti si lanciano giù da una montagna e vanno davvero, davvero veloci". Oppure "È come stare nell'arena, ha osato molto", (...) A volte succedono cose. È uno sport molto pericoloso"...

 

Qui non cerco di trovare i responsabili, ma di constatare che nel modo in cui viviamo lo sport oggi c'è qualcosa di incrinato: il risultato è diventato più importante del benessere e del limite della persona. Anche concedendo a una persona la libertà di scegliere il podio a discapito della salute, credo che questo non possa essere il modello di "benessere comune" per un futuro di Human Flourishing che sia davvero a misura d'uomo. Per me prima c'è la persona e la sua corporeità. Una creatura che è un dono per sé e gli altri ed è in fieri per diventare quello che è.

 

I soli tredici secondi di gara raccontano tutto di un'atleta del suo calibro. La storia si è scritta in tredici secondi, senza sbizzarrirsi nello sviluppo di una trama. La realtà non lo ha permesso. Potrei scrivere solo questo.

 

Non serve dire che non si è sganciato lo sci, che ha toccato un palo con la mano o altro. Queste cose sono all'ordine del giorno delle competizioni, vanno pensate prima.

Lindsey è un genio, ma è una persona, non una macchina e il corpo, il cervello, registra tutto, non può essere trattato come uno strumento a cui sostituisco i pezzi e tutto rimane uguale. Non siamo pura biomeccanica! Le protesi e le operazioni ti cambiano la percezione, ad esempio.

Sarà la deformazione professionale Feldenkrais ma in ogni attività ci sono quattro componenti che costituiscono la nostra autoimmagine: movimento, sensazione, sentimento, pensiero ... in quei tredici secondi qualcosa non ha funzionato, non ha senso fare l'analisi biomeccanica della suddivisione del peso e dello sforzo. Non stiamo parlando di un computer o di una donna totalmente bionica, ma di una donna con dei sogni e pure con... dei limiti.

 

La debolezza come sentiero verso la genialità

 

Spesso rifiutiamo il limite e la vulnerabilità, ma a cosa serve lo sport se non ci aiuta a crescere anche in questo? Moshe Feldenkrais diceva:

"Trova la tua vera debolezza ed arrenditi ad essa, perché è lì che si trova il sentiero verso la genialità. La maggior parte delle persone passano la loro vita usando i propri punti di forza per evitare o coprire le loro debolezze. Quei pochi che usano la propria forza per poter incorporare la propria debolezza, sono coloro che diventano leader della propria generazione."

 

Lindsey la sua medaglia "simbolica" l'aveva già vinta tornando in gioco e ricominciando. Questa volta però, forse si poteva fermare. Il perché non l'abbia fatto, non spetta a me scoprirlo e nemmeno volerlo capire.

 

L’Olimpiade si è fermata e sentire le sue grida di dolore, vedere il suo allenatore muto ed il pubblico attonito non ha reso felice nessuno. 

 

Non rimane che augurarle che davvero stia bene, anche se come scritto nell'articolo “sarà un processo lungo”. 


caduta di VONN pettorale 13
Lindsey Vonn

venerdì 9 gennaio 2026

Il Metodo Feldenkrais - La narrativa del corpo e del movimento- Riza Scienze (Ita)


Prima del mio numero 338 del 2016Riza Scienze ha pubblicato Il numero 261 del febbraio 2010, terza monografia sul Metodo FeldenkraisMi sono resa conto di non averla mai pubblicata su Corporeità e ... oltre.

Ringrazio F.T. che tempo fa mi ha inviato  questo messaggio su Fb e me lo ha ricordato:

 

Buongiorno, vorrei fare i miei complimenti e ringraziare per il suo lungo articolo su RIZA Scienze di febbraio 2010. Conosco il lavoro di Feldenkrais ma questo articolo è impagabile per l'attenzione e la profondità con le quali è stato scritto!

 

Il titolo scelto da Riza era il Metodo Feldenkrais – via blocchi, dolori e tensioni muscolari. 

Il titolo scelto da me è: Il Metodo Feldenkrais – La narrativa del corpo e del movimento.

 

 

Indice

9   Editoriale

11 Introduzione

15 La narrativa Feldenkrais

37 Il Metodo Feldenkrais

67 Laboratorio Feldenkrais

77 Imparare ad imparare

88 Bibliografia

 

Buona lettura!