Non può vivere bene chi non è in pace con il suo corpo.

Maria Raffaella Dalla Valle
IL DIARIO

domenica 13 settembre 2026

L'arte di perdonare - Jutta Burgraff


L'opera di Josefina de Vasconcellos, intitolata Reconciliation (o Forgiveness), rappresenta due figure che si abbracciano ed è universalmente riconosciuta come uno dei simboli artistici più potenti dedicati al superamento dei conflitti, al dialogo e alla riconciliazione.


 

Quando soffriamo ingiustizie, umiliazioni o qualche genere di tortura, nessuno ci può fare tanto male come coloro che dovrebbero amarci. Come reagiamo davanti ad un male che ci viene fatto con una certa intenzionalità?

La cosa migliore è apprendere l'arte del perdono (Aprender a perdonar), come scrive Jutta Burgraf. Tuttavia, questa arte non ci richiede di non voler vedere questo danno, atteggiamento pericoloso perché provoca una specie di cecità verso i valori. L'indignazione e perfino la rabbia sono reazioni normali e perfino necessarie in certe situazioni.


Ogni dolore negato permane per lungo tempo e può essere la causa di ferite durature, quindi affrontarlo in modo adeguato è la chiave per conseguire la pace interiore.

 

L'atto di perdonare è un atto libero, non una reazione o un automatismo. Max Scheler afferma che una persona risentita si intossica da sola. I ricordi amari possono riaccendere la collera, la tristezza e portare alla depressione.

 

Le ferite non curate possono ridurre enormemente la nostra libertà. Ma Sant'Ildegarda di Bingen ci insegna che "le ferite possono trasformarsi in perle".

 

Aiuta anche il "purificare la memoria", è infatti una legge di natura che il tempo cura alcune piaghe.

 

Il perdono comincia quando, grazie ad una forza nuova, una persona rifiuta ogni tipo di vendetta e il segreto è di non identificare l'aggressore con le sue opere. Ogni essere umano è più grande delle sue colpe.

 

Quali sono gli atteggiamenti che ci dispongono al perdono?

 

1 - L'amore, perché perdonare è amare intensamente. Una persona può vivere e svilupparsi sanamente, quando si sente accettata come è, quando qualcuno la ama veramente e le dice: "è bene che tu esista".

 

2 - Comprensione. Va compreso che ciascuno ha bisogno di più amore di quello che "merita", ognuno è più vulnerabile di quello che sembra; e tutti siamo deboli e possiamo stancarci. Perdonare significa credere nella possibilità di trasformazione ed evoluzione degli altri.

 

3 - Generosità. Perdonare esige un cuore misericordioso e generoso e non richiede il pentimento dell'altro.

 

4 - Umiltà. Noi non solo dobbiamo perdonare, ma dobbiamo anche chiedere perdono. Infuriarsi per colpa di un altro può condurci con grande facilità a dimenticarci della colpa propria. Dobbiamo perdonare come peccatori, non come giusti, perché il perdono è più per compatire che per concedere. Tutti abbiamo bisogno del perdono, perché tutti facciamo del male agli altri, anche se talvolta non ce ne rendiamo conto.

Così come Dio ama noi, allo stesso modo vogliamo noi amare gli altri. Secondo la parabola del buon samaritano, il nostro prossimo non solo è colui che soffre, ma anche l’estraneo, colui che appartiene ad un altro gruppo sociale, ad un’altra professione, ad un altro partito politico, ad un’altra cultura, nazione o religione. Non dobbiamo etichettare o classificare nessuno. La carità non ha limiti.

 

Leggi:


Jutta Burggraf, Imparare a perdonare


 Jutta Burggraf, Aprender a perdonare.

 

mercoledì 19 agosto 2026

San Francesco e la sua riconciliazione col corpo - Paola Muller


Noi crediamo di aver riscoperto il corpo: lo curiamo, esibiamo, fotografiamo. E in realtà lo riduciamo a una macchina da ottimizzare, scrive Paola Muller nel suo articolo dedicato a San Francesco.


Già Ratzinger ne aveva parlato nel 2005 nella DCE 5-6:

“(…) l'essere umano, è composto di corpo e di anima. L'uomo diventa veramente se stesso, quando corpo e anima si ritrovano in intima unità; la sfida dell'eros può dirsi veramente superata, quando questa unificazione è riuscita. Se l'uomo ambisce di essere solamente spirito e vuol rifiutare la carne come una eredità soltanto animalesca, allora spirito e corpo perdono la loro dignità. E se, d'altra parte, egli rinnega lo spirito e quindi considera la materia, il corpo, come realtà esclusiva, perde ugualmente la sua grandezza. L'epicureo Gassendi, scherzando, si rivolgeva a Cartesio col saluto: « O Anima! ». E Cartesio replicava dicendo: « O Carne! ». Ma non sono né lo spirito né il corpo da soli ad amare: è l'uomo, la persona, che ama come creatura unitaria, di cui fanno parte corpo e anima. Solo quando ambedue si fondono veramente in unità, l'uomo diventa pienamente se stesso. Solo in questo modo l'amore — l'eros — può maturare fino alla sua vera grandezza.

Oggi non di rado si rimprovera al cristianesimo del passato di esser stato avversario della corporeità; di fatto, tendenze in questo senso ci sono sempre state. Ma il modo di esaltare il corpo, a cui noi oggi assistiamo, è ingannevole. L'eros degradato a puro « sesso » diventa merce, una semplice « cosa » che si può comprare e vendere, anzi, l'uomo stesso diventa merce. In realtà, questo non è proprio il grande sì dell'uomo al suo corpo. Al contrario, egli ora considera il corpo e la sessualità come la parte soltanto materiale di sé da adoperare e sfruttare con calcolo. Una parte, peraltro, che egli non vede come un ambito della sua libertà, bensì come un qualcosa che, a modo suo, tenta di rendere insieme piacevole ed innocuo. In realtà, ci troviamo di fronte ad una degradazione del corpo umano, che non è più integrato nel tutto della libertà della nostra esistenza, non è più espressione viva della totalità del nostro essere, ma viene come respinto nel campo puramente biologico. L'apparente esaltazione del corpo può ben presto convertirsi in odio verso la corporeità. La fede cristiana, al contrario, ha considerato l'uomo sempre come essere uni-duale, nel quale spirito e materia si compenetrano a vicenda sperimentando proprio così ambedue una nuova nobiltà. Sì, l'eros vuole sollevarci « in estasi » verso il Divino, condurci al di là di noi stessi, ma proprio per questo richiede un cammino di ascesa, di rinunce, di purificazioni e di guarigioni”.


Leggi il testo cliccando qui.

sabato 8 agosto 2026

La meditazione o preghiera, non è una tecnica di benessere



D. R. Esparza

Nella sua prima udienza generale dopo la pausa estiva, Leone XIV ha tracciato una linea di demarcazione tra la preghiera come incontro con Dio e la meditazione come strumento per il benessere personale.

Continuando la sua serie catechetica sui documenti del Concilio Vaticano II, Leone ha attinto ancora da Sacrosanctum Concilium — il primo documento promulgato dal Vaticano II, firmato da Paolo VI il 4 dicembre 1963 — e in particolare alla dimensione ecclesiale della preghiera. La sua diagnosi iniziale è stata diretta.

«In contesti dominati da una mentalità efficientista e consumistica, la preghiera può sembrare inutile e banale», ha detto. «In un mondo in cui la scienza e la tecnologia pretendono di fornire tutte le risposte, pregare può apparire come una forma di evasione». Poi è arrivata la frase chiave: «Inoltre, anche in molte famiglie cristiane, la tradizione della preghiera non viene più tramandata, mentre molte persone rischiano di confonderla con un'altra semplice tecnica, di natura psicologica, finalizzata al benessere personale».



Il Papa non ha menzionato esplicitamente il contrasto — non ha detto "mindfulness" o "meditazione" — ma l'obiettivo era chiaro. Nel 2026, le app offrono esercizi di respirazione guidata e tecniche di visualizzazione commercializzate come forme di lavoro interiore. Le aziende offrono programmi di mindfulness per migliorare la produttività dei dipendenti. I ritiri promettono la pace attraverso l'attenzione al respiro. Tutto questo viene presentato sotto la voce di salute mentale e cura di sé — ma niente di tutto ciò coinvolge una Persona dall'altra parte.

Distinzione chiave

È questa la distinzione che traccia Leone. La preghiera, nella concezione cattolica, non è una tecnica per raggiungere uno stato psicologico desiderato. È un incontro — con un Dio che ascolta, che risponde, che è veramente altro. Nel momento in cui la preghiera diventa uno strumento per l'ottimizzazione personale, ha cessato di essere preghiera in qualsiasi senso significativo.

Meditazione vs meditazione

Negli ultimi anni il concetto di "meditazione" è diventato particolarmente rilevante. Sebbene significhi molte cose diverse nel gergo secolare, la parola "meditazione" ha una lunga storia nel cristianesimo come descrizione della preghiera, e in particolare di un certo tipo di preghiera.

L' NHS del Regno Unito afferma che la meditazione "non è mistica" e la definisce "semplicemente un modo per fermarci un momento ed essere calmi. In un mondo frenetico, ci dà il permesso di fare una pausa, respirare e ripartire".

Ma il Catechismo Cattolico presenta la "meditazione" come qualcosa di molto diverso: una "ricerca" per "aderire e rispondere a ciò che il Signore chiede".

Leggi qui e CCC, 2709-2724

Per recuperare ciò che la preghiera è attualizzandosi, Leone ha indicato la Liturgia delle Ore — l'antica preghiera quotidiana della Chiesa strutturata attorno ai salmi, una parte obbligatoria della vita per sacerdoti e suore, ma accessibile a chiunque. «Ogni settimana e ogni giorno, l'Eucaristia e la Liturgia delle Ore sono il respiro della vita della Chiesa», ha detto, descrivendo il suo arco durante la giornata: «Al mattino iniziamo la giornata con fede e gratitudine; a mezzogiorno chiediamo la forza per rimanere fedeli nelle prove; la sera i Vespri accompagnano il momento del tramonto; la notte ci addormentiamo affidandoci alla pace di Dio».

«Ogni ora è un atto di speranza», ha aggiunto. La Liturgia delle Ore non è una serie di esercizi psicologici progettati per produrre calma. È una serie di atti di fiducia rivolti a qualcuno di specifico.

Leone ha concluso con una frase di Paolo VI, pronunciata nello stesso momento in cui promulgava la Sacrosanctum Concilium 63 anni fa in questa stessa basilica: «Dio viene al primo posto; la preghiera è il nostro dovere primario». Il papa agostiniano ha citato il suo predecessore senza ulteriori elaborazioni. Nei suoi saluti, Leone ha aggiunto una nota pratica per la stagione: Utilizzate l'estate per «coltivare la vostra vita interiore passando un po' più di tempo con il Signore nella preghiera».

Altre letture di interesse sul tema: Alcuni aspetti della meditazione e della salvezza cristiana: Orationis Formas e Placuit Deo (Ita - anche in audio)