Non può vivere bene chi non è in pace con il suo corpo.

Maria Raffaella Dalla Valle
IL DIARIO
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domenica 21 luglio 2024

Quale è il solo mezzo per essere se stessi? Posso portare ora una maschera, ora un'altra, e non apparire mai con il mio vero volto.

 

Un albero dà gloria a Dio per il fatto di essere albero. Perché nell'essere quello che Dio intende che esso sia, l'albero ubbidisce a Lui. Esso «consente», per così dire, all'amore creativo di Dio.

Esprime un'idea che è in Dio e che non è distinta dall'essenza di Dio; quindi un albero imita Dio per il fatto di essere un albero.

Più è simile a se stesso, più l'albero è simile a Dio. Se cercasse di assomigliare a qualcosa che Dio non ha mai inteso che fosse, diventerebbe meno simile a Dio e quindi Gli renderebbe minor gloria.

Non esistono due cose create che siano perfettamente uguali. E la loro individualità non è imperfezione. Al contrario: la perfezione di ogni cosa creata non è soltanto nella sua conformità a un tipo astratto, ma nella sua identità individuale con se stessa. Questo particolare albero darà gloria a Dio estendendo le sue radici nella terra e levando i suoi rami nell'aria e nella luce come nessun altro albero prima o poi ha fatto o farà.

Immaginate forse che le singole cose create nel mondo siano tentativi imperfetti di riprodurre un tipo ideale che il Creatore non è mai riuscito ad ottenere sulla terra? Se così fosse, le cose non Gli darebbero gloria, ma proclamerebbero che Egli non è un perfetto Creatore.

Quindi ogni essere particolare, nella sua individualità, nella sua natura ed entità concreta, con tutte le sue caratteristiche e le sue qualità particolari e la sua inviolabile identità, dà gloria a Dio con l'essere precisamente ciò che Egli vuole che sia, qui ed ora, nelle circostanze per esso disposte dal Suo amore e dalla Sua arte infinita.

Le forme e i caratteri individuali degli esseri che vivono e si sviluppano, delle cose inanimate, degli animali e dei fiori e di tutta la natura, costituiscono la loro santità agli occhi di Dio.

La loro inviolabile identità è la loro santità. È l'impronta della Sua sapienza, della Sua realtà in loro.

La particolare rozza bellezza di questo puledro in questo giorno d'aprile su questo campo e sotto queste nubi è una santità consacrata a Dio dalla Sua stessa «sapienza creativa» e proclama la gloria di Dio.

I fiori pallidi del corniolo fuori da questa finestra sono santi. I piccoli fiori gialli che nessuno nota sul bordo di questa strada sono santi che fissano il volto di Dio.

Questa foglia ha un suo tessuto, una sua venatura ed una sua forma che sono santi, e il pesce persico e la trota che si nascondono nelle profondità del fiume sono canonizzati dalla loro bellezza e dalla loro forza.

I laghi nascosti tra le colline sono santi e anche il mare, che con il suo maestoso ondeggiare dà incessante lode a Dio, è santo.

Il grande monte brullo, con tutti i suoi avvallamenti, è un altro dei santi di Dio. Non vi è altro monte che gli sia simile. È unico nelle sue caratteristiche; null'altro al mondo imitò od imiterà Dio nello stesso modo. E in ciò consiste la sua santità.


Ma che dire di te? Che dire di me?


A differenza degli animali e degli alberi, non basta per noi essere ciò che la nostra natura presuppone. Non basta per noi essere individui umani. Per noi, santità è qualcosa di più che umanità. Se non siamo altro che uomini, se non siamo altro che il nostro io naturale, non saremo santi, non potremo offrire a Dio l'adorazione della nostra imitazione, che santità.

Per me la santità consiste nell'essere me stesso e per te la santità consiste nell'essere te stesso e, in ultima analisi, la tua santità non sarà mai la mia e la mia non sarà mai la tua, salvo nella comunione di carità e grazia.

Per me essere santo significa essere me stesso. Quindi il problema della santità e della salvezza è in pratica il problema di trovare chi sono io e di scoprire il mio vero essere.

Alberi e animali non hanno problemi. Dio li ha fatti quali sono senza consultarli, ed essi sono perfettamente soddisfatti.

Per noi è diverso. Dio ci lascia liberi di essere ciò che preferiamo. Noi possiamo essere noi stessi, o non esserlo, a nostro piacere. Siamo liberi di essere reali o illusori. Possiamo essere veri o falsi, la scelta dipende da noi. Possiamo portare ora una maschera, ora un'altra, e non apparire mai, se così vogliamo, con il nostro vero volto. Ma non possiamo operare queste scelte impunemente.

Ogni causa ha il suo effetto: se mentiamo a noi stessi e agli altri, non possiamo pretendere di trovare la verità e la realtà ogni volta che ci accade di desiderarle. Se abbiamo scelto la via della falsità, non dobbiamo essere sorpresi se la verità ci sfugge quando — finalmente! — siamo giunti a sentirne il bisogno.

La nostra vocazione non è semplicemente quella di essere, ma di collaborare con Dio a creare la nostra stessa vita, la nostra identità, il nostro destino. Siamo esseri liberi e figli di Dio. Questo significa che non dobbiamo esistere passivamente, ma, scegliendo la verità, dobbiamo partecipare attivamente alla Sua libertà creativa per la nostra vita e per la vita degli altri. Anzi, per essere più precisi, siamo anche chiamati a lavorare con Dio nel creare la verità della nostra identità. Possiamo sfuggire questa responsabilità giocando a mascherarci; e questo ci soddisfa, perché a volte può sembrarci un modo di vivere libero e creativo. È cosa facile che sembra accontentare tutti. Ma a lungo andare questo costa e fa soffrire notevolmente. Operare la nostra stessa identità in Dio (ciò che la Bibbia chiama «operare la propria salvezza») è lavoro che richiede sacrificio e angoscia, rischio e molte lacrime. Richiede ad ogni momento un attento esame della realtà, una grande fedeltà a Dio, al Suo oscuro rivelarsi nel mistero di ogni nuova situazione. Non conosciamo con certezza né in anticipo quale sarà il risultato di questo lavoro. Il segreto della mia piena identità è nascosto in Dio. Lui solo può farmi quale sono, o piuttosto, quale sarò, quando finalmente comincerò ad essere pienamente. Ma se io non desidero raggiungere questa mia identità, se non mi metto all'opera per trovarla insieme a Lui e in Lui, quest'opera non verrà mai compiuta. Il modo di farlo è un segreto che posso imparare da Lui solo, e da nessun altro. Non vi è modo di conoscere questo segreto se non per mezzo della fede. La contemplazione è dono più grande, più prezioso, perché mi permette di conoscere e di capire ciò che Egli vuole da me.

I semi che vengono gettati ad ogni momento nella mia libertà, per volere di Dio, sono i semi della mia propria identità, della mia propria realtà, della mia propria felicità, della mia propria santità.

Rifiutarli significa rifiutare tutto, significa rifiutare la mia stessa esistenza ed essenza, la mia identità, il mio vero io.

Non accettare, non amare e non adempiere la volontà di Dio significa rifiutare la pienezza della mia esistenza.

E se non divento ciò che dovrei essere, ma rimango sempre ciò che non sono, passerò l'eternità a contraddire me stesso, perché sarò contemporaneamente qualcosa e nulla, una vita che vuol vivere ed è morta, una morte che vuol essere morta e non può finir di morire perché ancora deve esistere.

Dire che sono nato nel peccato è dire che sono venuto al mondo con un falso io. Sono nato con una maschera. Sono entrato nell'esistenza sotto un segno di contraddizione, essendo qualcuno che non dovevo essere e, di conseguenza, la negazione di quel che avrei dovuto essere. Sono così entrato contemporaneamente nell'esistenza e nella non-esistenza, perché fin dal principio sono stato qualcosa che non ero.

Per dire la medesima cosa senza paradosso: fintanto che non sono altro che ciò che è nato da mia madre, sono tanto lungi dall'essere chi dovrei essere, che potrei benissimo non esistere affatto. E in realtà sarebbe meglio per me non essere nato.

Ognuno di noi è sempre seguito da una persona illusoria: un falso io.

Questo è l'uomo che voglio essere, ma che non può esistere, perché Dio non sa nulla di lui. Ed essere ignorati da Dio è una particolarità troppo grande.

Il mio io falso e particolare è quello che vuol vivere fuori dal raggio della volontà di Dio e dell'amor di Dio — fuori dalla realtà e fuori dalla vita. E questo io non può essere che un'illusione.

Riconoscere le illusioni non è il nostro forte, specie quelle illusioni che abbiamo su di noi, quelle che sono nate con il peccato e ne alimentano le radici. Per quasi tutti coloro che sono al mondo non vi è realtà soggettiva più grande di questo loro falso io, che non può esistere. Una vita dedicata al culto di questa ombra è ciò che si chiama una vita di peccato.

Ogni peccato parte dal presupposto che il mio falso io, l'io che esiste solo nei miei desideri egocentrici, sia la realtà fondamentale della vita, cui si ricollega ogni altra cosa nell'universo. Così io consumo la mia vita nel tentativo di accumulare piaceri ed esperienze, potere ed onore, sapere ed amore, di rivestire questo falso io e fare della sua nullità qualcosa di obiettivamente reale. E mi circondo di esperienze, mi copro di piaceri e di gloria come di bende, per rendermi percettibile a me stesso e al mondo, quasi fossi un corpo invisibile che può diventare visibile solo quando qualcosa di visibile ne copra la superficie.

Ma non vi è sostanza sotto alle cose delle quali mi sono rivestito. Sono vuoto, la mia struttura di piaceri e di ambizioni non ha fondamenta. Mi sono obiettivato in esse. Ma esse sono tutte destinate per la loro stessa contingenza ad essere distrutte. E quando saranno distrutte, di me resteranno soltanto la mia nudità, la mia nullità, il mio vuoto, a dirmi che io sono una cosa sbagliata.

Il segreto della mia identità si nasconde nell'amore e nella misericordia di Dio.

Ma tutto ciò che è in Dio è realmente identico a Lui, perché la Sua infinita semplicità non ammette divisione o distinzione. Non posso quindi sperare di trovare me stesso se non in Lui.

In ultima analisi il solo mezzo per essere me stesso è di identificarmi con Lui, perché in Lui si nascondono la ragione e la realizzazione piena della mia esistenza.

Quindi la mia esistenza, la mia pace e la mia felicità dipendono da un solo problema: quello di scoprire me stesso scoprendo Dio. Se lo trovo, troverò me stesso, e se trovo il mio vero io, troverò Lui.

Per quanto sembri facile, ciò è in realtà immensamente difficile. Se vengo lasciato a me stesso,

infatti, la cosa sarà assolutamente impossibile. Per quanto, con la ragione, io possa conoscere qualcosa dell'esistenza e della natura di Dio, non v'è mezzo umano e razionale con cui mi sia possibile giungere a quel contatto, a quel possesso di Lui che mi scoprirà Chi Egli e realmente e chi io sono in Lui.

Ciò è qualcosa che nessun uomo può fare da solo.

Né possono in ciò essergli di aiuto tutti gli uomini e tutte le cose dell'universo.

L'Unico che possa insegnarmi a trovare Dio è Dio, Lui stesso, Lui solo.

 

Thomas Merton, Semi di contemplazione, cap.5 Le cose nella loro identità.

 


mercoledì 4 marzo 2020

Vivi fino alle ultime conseguenze la chiamata ad essere pienamente te stesso, secondo la stupenda originalità che il Creatore ha posto in te (ita/en/es - video)



Vivi fino alle ultime conseguenze la chiamata ad essere pienamente te stesso, secondo la stupenda originalità che il Creatore ha posto in te. - GPII

Vive con totalidad el llamado a ser plenamente tu mismo, según la originalidad maravillosa que el Creador ha puesto en ti.  

Live to the last consequences the call to be fully yourself, according to the wonderful originality that the Creator has placed in you.


Video ispirato dal libro di Luis Sepùlveda "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare". 




martedì 16 gennaio 2018

Libertà vissuta? Riflessioni ed audio del libro di Jutta Burggraf (Audio-Ita)



Libertà, bene prezioso ma fragile. -GPII

Man mano che leggevo questo libro*, mi domandavo, per non essere passiva nel leggerlo, come lo avrei scritto io, cosa avrei scritto nelle pagine successive, e, con mia grande curiosità e meraviglia, ho scoperto che man mano, dentro di me, anticipavo le cose che poi vedevo scritte. Tutto questo per dire che è un libro “terribilmente” umano che sottolinea "come è e come funziona l’uomo".
  Certo, è un libro che attira i curiosi, i temerari, quelli che non si accontentano; un libro dove possono coesistere imprevedibilità e teleologia, in cui si conferma quanto sia naturale pensare all’io in forma narrativa e quanto sia importante non tanto il ruolo ci ciascuno, ma come viene interpretato (p. 20).
  Nel commentarlo ho scelto di non fare un riassunto dei singoli capitoli, trascrivendo invece le parole più significative dell’autrice. Perché? Perché è un libro da leggersi vivendolo, che non può essere ridotto, incasellando la sua meravigliosa semplicità. Si, una meravigliosa semplicità associata ad una grande profondità e conoscenza della complessità dell’uomo. Ho deciso quindi di correre il rischio di dire con parole mie, concetti suoi. Questo mio rendere un po’ più complessi i concetti, vi spingerà ad apprezzarne ancora di più la grandezza e la semplicità quando lo leggerete.

sabato 13 gennaio 2018

Joseph Ratzinger, Elogio della coscienza (Ita)




















Dedicato ai miei studenti che a volte vivono male il loro corpo bloccandolo in sensi di colpa o crisi di coscienza.


"Nell’attuale dibattito sulla natura propria della moralità e sulle modalità della sua conoscenza, la questione della coscienza è divenuta il punto nodale della discussione, soprattutto nell’ambito della teologia morale cattolica. Tale dibattito ruota intorno ai concetti di libertà e di norma, di autonomia e di eteronomia, di autodeterminazione e di determinazione dall’esterno mediante l’autorità. La coscienza vi è presentata come il baluardo della libertà di fronte alle limitazioni dell’esistenza imposte dall’autorità.
In tale contesto vengono così contrapposte due concezioni del cattolicesimo: da un lato sta una comprensione rinnovata della sua essenza, che spiega la fede cristiana a partire dalla libertà e come principio della libertà e, dall’altro lato, un modello superato, "preconciliare", che assoggetta l’esistenza cristiana all’autorità, la quale attraverso norme regola la vita fin nei suoi aspetti più intimi e cerca in tal modo di mantenere un potere di controllo sugli uomini.
Così "morale della coscienza" e"morale dell’autorità" sembrano contrapporsi tra di loro come due modelli incompatibili; la libertà dei cristiani sarebbe poi messa in salvo facendo appello al principio classico della tradizione morale, secondo cui la coscienza è la norma suprema, che dev’essere sempre seguita, anche in contrasto con l’autorità".

Per continuare a leggere clicca qui: Joseph Ratzinger, Elogio della coscienza


sabato 29 luglio 2017

Alan Fogel, How you move is as important as how much you move (En)



Slow Movement with Awareness: Better than Exercise?

Secondo un recente articolo di Los Angeles Times, ci sono un crescente numero di centri del dolore e di centri di medicina integrata che offrono terapie basate su movimenti lenti, imperniati sulla consapevolezza (come hatha yoga e tai chi) per il dolore in una grande varietà di casi, trai quali; il dolore causato dal cancro e dai suoi trattamenti, dall’artrite reumatoide, dalla fibromialgia, dalla sclerosi multipla e altre malattie e condizioni. 
Alcune cliniche di terapia del dolore sono state attirate da questi risultati ed hanno inserito qualche pratica di movimento lento nei loro protocolli di trattamento. Ma perché funzionano?

Tra i fondatori di questi metodi si trovano: Moshe Feldenkrais, Bonnie Bainbridge Cohen, Marion Rosen, NIA o Azione Integrativa Neuromuscolare (collegamento esterno) sviluppato da Debbie e Carlos Rosas.

Alcuni esperti, (…) sostengono che questi metodi lenti aumentano la risposta di rilassamento grazie al sistema nervoso parasimpatico che, a sua volta, riduce la risposta allo stress, promuove la funzione immunitaria che, a sua volta, inibisce l'infiammazione e stimola la guarigione.

A tutto questo manca un elemento: il ruolo del senso del corpo. I collegamenti tra i sistemi parasimpatico ed immunitario sono amplificati e rafforzati attraverso circuiti neurali che collegano i sensori e gli effettori periferici del corpo con le reti limbiche prefrontali-sensoriali a base cerebrale per l'autoconsapevolezza incarnata (senso del corpo) e l'auto-regolazione delle aree prefrontali.

Muoversi lentamente e con consapevolezza promuove tutti questi vantaggi.

Il fattore più importante è che la pratica ti interpella, ti coinvolge, che ti diverte ad andare alle lezioni o a fare il movimento da solo, e che tu ti senta “vivo” quando finisci. Non scoraggiarti se a volte sei più consapevole del dolore fisico e del dolore emotivo come la tristezza, la rabbia o il dolore. Questo fa parte del processo di sviluppo del “senso di te stesso” vivente nel tuo corpo. Con la pratica, aumenterà la tolleranza al dolore, diminuirà il dolore del tuo sentimento e si evolverà in un “io” più chiaro, più felice, più completo e più funzionale.


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domenica 16 aprile 2017

Natalia López Moratalla, The temporal structure of the self (En)


The temporal structure of the self

Natalia López Moratalla

Summary: 1. Towards a synthesis. 1.1. Activity patterns and mental representation. 1.2. Some significant aspects of neuroscientific theories of consciousness anchored to the body. 1.3. Approach from other states of consciousness. 1.4. Working hypothesis. 2. Identity and autonomy. 2.1. Environmental autonomy and “neurobiological identity”. 2.2. Autonomy of self and personal identity. 3. The subjective perception of time. 3.1. Time "online" and the internal clock. 3.2. The time to "off line", out of present. 4. Attention and awareness. 5. Integration of brain polyrhythms and work memory. 6. Awareness independent of sensory input and des-embodied. 6.1. Contemplation and ecstasy. 6.2. Disembodiment of self: “out-of-body” experiences. 7. The temporal structure of the self.

Abstract: Recent research in neuroscience supports the hypothesis that, although consciousness is an emergent property of neuronal activity, is the subject, released from confinement in the present, who takes over the time code. It gives a sequential recruitment to different areas that process information according to the performance of different tasks or mental processes. The ability to change the temporal rhythm brings to the present the past, and simulates the future - time travelling - it has the necessary condition, regulatory efforts, braking of neuronal excitation, which can coordinate different rhythms in time units. Synchronization of oscillations in temporary unions of various brain structures provides self-consciousness, anchored in the body. Self-consciousness relates to the experiences of events and personal identity recognized by the succession of past experiences, present, and a harbinger of the future, indicating that the self has an embodied temporary structure. Synchronization of oscillations in temporary unions is perceived as "I'm sorry, I think, I remember, I decide. Knowledge of de-synchronization in the brain that occurs in phenomena, such as what happens in the experiences of meditation and ecstasy, without normal sensorial perception, should be incorporated into scientific and philosophical theories of mind-brain relation. Precisely, the self is manifested in the release of every human being from the automatism of the “here and now”, as an extra-cosmic dimension which makes him able to cover not only all space but all time.

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Ringrazio la direzione di ACTA PHILOSOPHICA, Rivista internazionale di filosofia a cura della Facoltà di Filosofia della PUSC, per il permesso di pubblicare questo studio.