Non può vivere bene chi non è in pace con il suo corpo.

Maria Raffaella Dalla Valle
IL DIARIO
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sabato 9 febbraio 2019

Robert A. Gahl, Kingship and Morality: Freedom, self-dominion, and political participation (En /Ita)


Un'amica a Natale come augurio, mi ha inviato questa bella frase di Leonardo Boff, che in questo periodo aiuta molto. Tuttavia, da quanto leggerete sotto si può capire che è pieno e denso di valore teologico anche il contrario...


Il Concilio Vaticano II ha sottolineato la funzione sacerdotale,  profetica e REGALE di ogni fedele laico.

L'agire bene, il fiorire e l'essere felici richiede di esercitare l'autodominio che è una specie di regalità (Kingship) per governare su se stessi ed anche sugli altri.

Chi sono gli altri?

Nella Conferenza Gahl fa un escursus sulla storia di, si potrebbe dire, una soluzione morale che ha influito per più di cinquecento anni nel modo viverla, partendo dalla scoperta dell'America e dalle teorie di Francisco de Vitoria a favore degli indios.
Tesi principale di Gahl è che Wojtyla, soprattutto nel libro: Le fonti del rinnovamento, afferma che tutta la morale, sia naturale che soprannaturale, vale a dire sia filosofica che teologica può essere compresa come REGALITA'.

Dipende dal ruolo che si ha. Se si è genitori sulla casa e sui figli. Se si lavora anche questa può essere una opportunità per vivere la regalità e via dicendo.

"Nel considerare la santa Umanità di Nostro Signore, sentite nelle vostre anime una gioia immensa: un Re dal cuore di carne, come il nostro, che pur essendo l'autore dell'universo e di ogni singola creatura, non impone il suo dominio con prepotenza, ma viene come un poverello a chiedere un po' d'amore, mostrandoci, in silenzio, le sue mani piagate.

Cristo deve regnare innanzitutto nella nostra anima. Ma come risponderemmo se ci domandasse: tu, mi lasci regnare dentro di te? Io gli risponderei che per farlo regnare in me ho un grande bisogno della sua grazia: soltanto così anche il palpito più nascosto, il sospiro impercettibile, lo sguardo più insignificante e la parola più banale, perfino la sensazione più elementare, tutto potrà tradursi in un osanna a Cristo, il mio Re". - J. Escrivà de Balaguer

Sotto, il link alla Conferenza Magistrale di Robert A. Gahl Jr.:
Guarda:🎥
video

Per chi non capisse l'inglese ho registrato un audio con una traduzione sommaria in simultanea che col tempo potrò migliorare.
Audio:🎤
Robert Gahl - Kingship 1
Robert Gahl - Kingship 2


giovedì 8 novembre 2018

Antonio e Luisa De Rosa, L'ecologia dell'amore (Ita)


 L’ecologia dell’amore è un libro molto semplice ma che racchiude un tesoro grande. Racchiude la bellezza, la bellezza di una relazione piena, di un matrimonio vissuto alla luce di Dio, ma non nell'etereo e nell'astratto. Attraverso il corpo e tutte le sue doti di tenerezza e dolcezza possiamo fare esperienza dell'amore di Dio. È un libro che nasce dall'Intercomunione delle famiglie, e che offre tanti contributi, dalla psicologia alla sessuologia, per sostenersi a vicenda nella crescita spirituale di coppia. Un viaggio meraviglioso alla scoperta delle verità naturali e soprannaturali della relazione sponsale.

Un titolo particolare. Sicuramente attuale. L’ecologia è un tema caldo. Tutto il mondo si interroga sul modo di preservare e custodire il nostro pianeta. Gas serra, disboscamento, clima, rifiuti, energia e inquinamento, sono una preoccupazione costante di chi ci governa. Tutti pian piano ci stiamo educando ad uno stile di vita sostenibile ed ecologico. Questo libro parla di ecologia. Un’ecologia poco affrontata. La società tanto è solerte ad educare sul rispetto dell’ambiente quanto poco attenta alla cura della natura dell’uomo. Perché in fondo si crede che l’uomo non abbia una natura costitutiva, ma che sia fluido e capace di crearsene una da solo. Si crede che l’uomo sia autoreferenziale. Invece gli autori affermano con forza che esiste anche una ecologia dell’uomo. Un’ecologia che l’uomo deve rispettare se vuole essere felice.  Si perché anche l’uomo ha una sua verità e identità da custodire. Anche l’uomo è parte del creato ed ha una sua natura che lo costituisce nel profondo. Non lo nego. Questo è un libro scritto da chi crede in una trascendenza e, più precisamente, crede in Gesù e nella Sua Chiesa. Questo non impedisce agli autori di parlare a tutti. Gli autori non basano la loro idea di amore sulla Parola rivelata, sulla Bibbia e sul magistero della Chiesa Cattolica. Sono consapevoli che questa base di partenza non sarebbe condivisa dai più. Partono, quindi, da una base universale. Parlano al cuore dell’uomo. Cercano di provocare il lettore a riconoscere in fondo al proprio cuore una nostalgia atavica. Un desiderio insopprimibile di vivere una relazione autentica, piena e che coinvolga tutta la persona in anima (coscienza, mente, spirito, chiamatela come meglio credete) e corpo. Il corpo diventa mezzo e strumento per esprimere l’amore che nasce nel nostro profondo. Lo diventa nell’intimità fisica. L’essere una sola carne esprime nel corpo il desiderio profondo di unità dei cuori dei due sposi. La tenerezza diventa linguaggio che permette di crescere nell’amore e nella capacità di donarsi l’un l’altra. Un libro che parla a tutti senza falsi moralismi. Si affrontano temi molto pratici del rapporto fisico. Si parla apertamente di dimensioni dei genitali, di rapporto orale, delle differenze enormi che ci sono nel vivere il rapporto tra un uomo e una donna. Gli autori conducono i lettori in un viaggio straordinario di bellezza e meraviglia. Si perché il matrimonio se curato ogni giorno, se riempito di gesti di tenerezza e di cura dell’uno verso l’altra e, se perfezionato in tutte le sue manifestazioni del corpo, prima fra tutte l’amplesso, non teme di invecchiare e morire. Voglio concludere con le parole degli stessi autori, che potete leggere all’interno del libro. Parole che esprimono benissimo le loro intenzioni ed il contenuto del testo da loro scritto:
È importante che il nostro amore cresca e che sia vissuto in un contesto di corte continua. L’ho già accennata e la riprenderemo. Corte significa collocare l’intimità sessuale in uno stile di vita fondato sull’amore reciproco visibilmente manifestato. Continui gesti di tenerezza, di servizio, e di cura l’uno per l’altra durante tutto l’arco della giornata. Basta poco, una carezza, una parola dolce, uno sguardo, una telefonata e cose così. In passato non lo praticavo con costanza e la mia sposa ne soffriva. Si capiva però benissimo quando c’era in programma, da parte mia, il desiderio di riattualizzare il sacramento; bastava osservare il mio comportamento. Diventavo servizievole e tenero. Questo la faceva sentire usata. I miei, infatti, non erano gesti sinceri, ma finalizzati ad ottenere la mia soddisfazione. Ho dovuto impegnarmi ed educarmi per migliorare questa mia insensibilità. Togliamoci allora quell’idea del mondo che ci fa credere che l’intimità sessuale sia bella all’inizio del rapporto e poi diventa qualcosa di sterile e di abitudinario. Non è così. La bellezza dell’intimità è data dalla qualità della nostra unione e più saremo uniti più sarà fonte di gioia. La novità non è data dal gesto, ma dall’amore che lo caratterizza e che gli dona significato e potenza.   






sabato 19 maggio 2018

Natalia López Moratalla, El amor a la vida naciente (Es)












1. «El amor puede ser mandado porque antes es dado» (Deus Caritas est, nº14).
El mandamiento «amaras a tu padre y a tu madre» tiene una especial textura humana. Es tan connatural con el hombre que constituye la bisagra de las dos tablas de la ley que recibió Moisés: la primera con el mandato de amar a Dios y la segunda de amar a los demás. ¿Es posible que estemos abocados a perder el sentido del «dulcísimo precepto», como se ha llamado al cuarto mandamiento? Ciertamente, su enorme calado humano está en peligro. Así lo manifiesta el cambio importante del lenguaje que se ha dado en la cultura del hombre autónomo. En este lenguaje el término procreación se sustituye por el de reproducción para describir la profunda relación personal de amor paterno-filial que lleva consigo la transmisión de la vida humana. Ambos conceptos no son necesariamente excluyentes: cada persona, que es engendrada en el amor de sus padres, y aparece en un momento singular y concreto de comienzo, es al mismo tiempo creada por el Amor del poder creador de Dios, que le llama a la existencia desde la eternidad.

Sin embargo, desde que la humanidad optó por igualar de modo arbitrario engendrar los hijos con generarlos mediante producción, tras cada uno de esos términos resuena una diferente concepción del hombre, un modo distinto de entender el mundo natural y de valorar la intervención manipuladora de la vida naciente, de la vida humana en sus orígenes. Esta cuestión es de gran importancia. Muchos, en la pasión obsesiva de emanciparse de toda atadura, reniegan de deber a alguien su existencia. Optan por una forma de emanciparse definitivamente de su naturaleza, de su condición de criatura. Quieren una autonomía incompatible con la realidad de su ser natural que tiene su comienzo en el engendrar de sus progenitores. Y la técnica de nuestros días ha permitido separar fácticamente el acontecimiento natural y personal de la unión de un hombre y una mujer del fenómeno puramente biológico.

Apoyándose en la necesidad que rige en el dominio de lo biológico, se reduce la procreación a mera reproducción programada racionalmente, de acuerdo con los intereses de terceros. Los nuevos hombres son confeccionados en el laboratorio para cumplir convenientemente su misión; y como resultado de un ajuste de necesidades los planificadores han de dar cuenta del producto final a los que realizan el encargo. Por esa eficiencia intrínseca de la fecundación de los gametos masculino y femenino, ponen en la existencia a esos seres humanos. Obviamente Dios está en el origen; es garante de la dignidad de la persona, sea como sea la forma de su comienzo a la existencia; es su Amor quien llama a la existencia a todo hombre. Los planificadores ni llaman ni eligen; confeccionan el cuerpo, siempre de varios hermanos, y se arrogan seleccionar por eliminación. Una selección siempre injusta, incluso cuando no fuera caprichosa y dictada por preferencias arbitrarias.

Los planificadores, tanto asistentes como asistidos en la reproducción, confeccionan. Por ello, en rigor, se les puede exigir cuentas de esa existencia que se ha generado en la eficiencia de la reproducción. Más adelante el nacido les podrá exigir cuentas de por qué le pusieron en la existencia, por qué ya existiendo tuvo que pasar pruebas de cuyo resultado dependió que se la ganara o perdiera, y hasta de por qué en esas pruebas tuvo que ganarse su existencia en competencia con otros hermanos. Si el nacido tiene dificultades de relaciones personales, o simples limitaciones físicas, o defectos podrá pedir cuentas de porque se le negó el hábitat materno en esos primeros días de su vida en que tanto la necesitaba y permaneció entre cristales o en el frió de la congelación.

Existe una singular y radical diferencia entre quienes generan produciendo y quienes procrean engendrando. Éstos pueden decir con verdad al hijo “no te hicimos, nos amamos y tu existencia es don fruto de ese amor”. Una diferencia con la producción que conlleva una mentalidad dura y quien sabe si no llevará a perder lo más humano de la vida: la fuerza de los lazos naturales familiares que atan y unen en las corrientes del rio de la vida.

Este cambio de lenguaje -reproducción por procreación- tiene una cierta resonancia de la rebelión del primer hombre y la primera mujer que no se fiaron del amor de Dios que les puso en la existencia, sobre la Tierra. Ellos, los dos primeros seres humanos, que no tuvieron padres humanos, son los primeros padres de todos los hombres al recibir el mandato del «crecer y multiplicaros». Ellos iniciaron la familia humana en su amor mutuo. «En el principio», Dios ordena a Adán y Eva transmitir vida humana en la unión por la que se «se hacen una sola carne»; les encarga engendrar en un acto de reconocimiento mutuo personal. De esta forma y para siempre, en esa unidad de los cuerpos personales de un varón y una mujer los hijos son engendrados.

«Y puesto que es Dios quien nos ha amado primero (cf 1Jn 4,10), ahora el amor ya no es sólo un “mandamiento”, sino la respuesta al don del amor, con el cual viene a nuestro encuentro» (Deus Caritas est, nº1). La llamada a la existencia por el poder del Amor creador de Dios está siempre garantizado para cada hombre. Como está, aunque en otra medida, garantizado el amor de un padre y una madre a su hijo. Pero al hijo no le basta que le quieran a él. Es un derecho de cada hombre tener el origen en el amor de los padres entre sí. Restárselo es ofenderle. Por ello podría en este sentido ser solicitado, pero no mandado, el amor al padre y a la madre. Y si se pone en peligro el mandato de honrar padre y madre, se debilita o oscurece la relación filial con el Padre de quien procede toda paternidad. Una cultura así genera violencia y muerte: el amor sólo puede ser mandado si antes es dado.

(...)

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Natalia López Moratalla, El amor a la vida naciente
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