Non può vivere bene chi non è in pace con il suo corpo.

Maria Raffaella Dalla Valle
IL DIARIO
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lunedì 8 ottobre 2018

Una meditazione antica come ... l'uomo da reimparare (Ita e audio)












«C'è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell'arte della preghiera»

Giovanni Paolo II In Rosarium Virginis Mariae scrive che “c'è oggi anche in Occidente una rinnovata esigenza di meditazione, che trova a volte in altre religioni modalità piuttosto
accattivanti. Non mancano i cristiani che, per la poca conoscenza della tradizione contemplativa cristiana, si lasciano allettare da quelle proposte. Esse tuttavia, pur avendo elementi positivi e talvolta integrabili con l'esperienza cristiana, nascondono spesso un fondo ideologico inaccettabile. Anche in quelle esperienze è molto in voga una metodologia che, mirando al traguardo di un'alta concentrazione spirituale, si avvale di tecniche di carattere psicofisico, ripetitive e simboliche. Il Rosario si pone in questo quadro universale della fenomenologia religiosa, ma si delinea con caratteristiche proprie, che rispondono alle esigenze tipiche della specificità cristiana.
In effetti, esso non è che un metodo per contemplare. Come metodo, va utilizzato in relazione al fine e non può diventare fine a sé stesso. Tuttavia, essendo frutto di secolare esperienza, anche il metodo non va sottovalutato. Milita a suo favore l'esperienza di innumerevoli Santi”.
Sotto, una breve storia storia del Rosario di Massimo Introvigne, alcuni brani dalla Rosarium Virginis Mariae e l’audio della stessa.

Audio🎤:



UN METODO DI CONTEMPLAZIONE: IL ROSARIO
5. (…) Il motivo più importante per riproporre con forza la pratica del Rosario è il fatto che esso costituisce un mezzo validissimo per favorire tra i fedeli quell'impegno di contemplazione del mistero cristiano che ho proposto nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte come vera e propria 'pedagogia della santità': «C'è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell'arte della preghiera». (9) Mentre nella cultura contemporanea, pur tra tante contraddizioni, affiora una nuova esigenza di spiritualità, sollecitata anche da influssi di altre religioni, è più che mai urgente che le nostre comunità cristiane diventino «autentiche 'scuole' di preghiera». (10)
Il Rosario si pone nella migliore e più collaudata tradizione della contemplazione cristiana. Sviluppatosi in Occidente, esso è preghiera tipicamente meditativa e corrisponde, in qualche modo, alla «preghiera del cuore» o «preghiera di Gesù» germogliata sull'humus dell'Oriente cristiano.

CONTEMPLARE CRISTO CON MARIA

giovedì 24 agosto 2017

Giovanni Zaccaria, Liturgia & Vita (Ita)






Leggi lo studio:

Giovanni Zaccaria, La liturgia: presenza della gloria di Dio






Liturgia & Vita

Se la liturgia è innanzitutto comunicazione della vita, esiste però anche il rischio di viverla in maniera deformata: il ritualismo, quell’atteggiamento superficiale che mette al centro dell’interesse l’esteriorità e l’apparenza, senza addentrarsi nel mistero che dà la vita. Esso dimentica che «la liturgia rinvia alla vita quotidiana, a me nella mia esperienza personale». Quando il rito diventa una cosa esteriore, si prosciuga, si chiude in sé stesso e si trasforma in routine. L’esperienza routinaria rovina la vocazione eucaristica dell’essere cristiano verso la totale identificazione sacramentale con il Verbo incarnato e il suo Mistero pasquale: «La contemporaneità con la Pasqua di Cristo, che ha luogo nella liturgia della Chiesa, è anche una realtà antropologica. La celebrazione non è solo rito, non è solo un “gioco” liturgico, essa vuole essere [...] trasformazione della mia esistenza in direzione del Logos, contemporaneità interiore tra me e l’offerta di Cristo. La sua offerta vuole diventare la mia, perché la contemporaneità si compia e avvenga l’assimilazione con Dio».
Al contrario, quando la liturgia è compresa in tutta la sua profondità teologica, e la sua celebrazione è esperienza viva che coinvolge la vita personale, la liturgia opera nei fedeli una trasformazione straordinaria: il fedele si trasforma in «alter Christus, ipse Christus». Grazie alla liturgia noi viviamo la vita divina, in modo tale che veniamo costituiti sacerdoti della nostra stessa esistenza, per poter trasformare tutti gli istanti della giornata in una «continua Eucaristia».
Se la liturgia fosse Dio che agisce per sé stesso, non avrebbe alcun interesse per l’uomo. Se fosse l’uomo che agisce per sé stesso, non avrebbe alcun valore. Ma poiché è un’azione di Dio che coinvolge l’uomo e lo divinizza, allora deve necessariamente avere delle ricadute sulla vita del singolo, altrimenti non avrebbe alcun senso. Lo splendore del popolo di Dio di cui parla Papa Francesco può giungere a illuminare ogni istante della nostra vita perché noi veniamo costituiti sacerdoti della nostra stessa esistenza. Noi veniamo convocati alla presenza della gloria di Dio perché da lì lo portiamo in tutti i luoghi della nostra vita quotidiana. La vita ordinaria, le relazioni famigliari, il lavoro non sono contro Dio, ma sono il luogo in cui adorare Dio. Sant’Ireneo afferma: «La gloria di Dio è l’uomo vivente, ma la vita dell’uomo è vedere Dio»: la vera adorazione di Dio è la vita stessa dell’uomo che vive secondo giustizia, ma essa diventa vita vera solo se riceve la sua forma dallo sguardo rivolto a Dio. Il culto serve proprio a offrire questo sguardo e a dare così la vita, che diventa gloria per Dio.

Lo studio è stato gentilmente concesso dalle Edizioni Ares che fino al 31 agosto hanno il 40% di sconto su tutti i libri.