Io non ho avuto bisogno di imparare a perdonare, perché Dio mi ha insegnato ad amare. - Josemaria Escrivà Si è tenuta presso la PUSC, la prima Rome Conference on Forgiveness. Tra i relatori anche Mariano Fazio che ha parlato dell'importanza del perdono nel Vangelo e in san Josemaría. La frase di san Josemaría, sopra menzionata, fornisce la chiave di lettura alla base della prima conferenza di Roma sul tema del perdono a Roma. Perdonare infatti "costa": tutti noi dobbiamo fare i conti con i nostri personali egoismi, offese e rancori ed è molto difficile metterli da parte. Ma, come ha sottolineato Mariano Fazio, la pratica del perdono si deve confrontare anche con "forti correnti culturali che distorcono la sua natura, rendendo difficile non solo capirne il significato ma soprattutto realizzarlo”. I nemici del perdono: relativismo, individualismo ed edonismo Quali sono allora i nemici del perdono? Da una parte, afferma Fazio ispirandosi ad un lavoro del prof. Jaime Cárdenas, c’è il relativismo che tende a "scusare ciascuna azione e a confondere e cancellare qualunque tipo di colpa”. Un atteggiamento rischioso perché "senza la consapevolezza di un’offesa non può esserci nessuna colpa, e senza colpa non c’è bisogno di chiedere perdono”. Un’esaltazione esagerata dell’autonomia umana, un troppo spiccato individualismo, anche questo chiude la strada al perdono perché rende difficile immedesimarsi e mettersi al posto di un’altra persona. Infine, è pericoloso anche" evitare la sofferenza a tutti i costi", tendenza tipica di una società edonistica, poiché "il perdono è sempre un processo doloroso", ma non per questo va evitato.