Non può vivere bene chi non è in pace con il suo corpo.

Maria Raffaella Dalla Valle
IL DIARIO
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lunedì 25 novembre 2019

La psicoterapia come la tecnica giapponese del kintsugi (ita)



Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro, donandogli un aspetto nuovo attraverso le preziose cicatrici. Ogni pezzo riparato di conseguenza è unico e irripetibile proprio grazie alle sue “ferite” e alle irregolarità delle decorazioni che si formano.
L’oggetto quindi diventa ancora più pregiato grazie alle sue cicatrici, perché loro credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello, ancora più prezioso sia esteticamente che interiormente. Questa tecnica è chiamata “Kintsugi” cioè riparare con l’oro. L’oggetto quindi non viene buttato e rimpiazzato con uno integro, le crepe non vengono cancellate o nascoste, ma evidenziate, per renderle ancora più preziose.
Nella nostra cultura invece si tende a nascondere, a occultare le rotture invece di esaltarne la nuova forma. Ciò che è rotto perde il suo valore.

Se pensiamo che questo possa valere anche nella vita di ogni persona, questa tecnica acquista ancora più rilevanza.

La storia di ogni individuo ha un valore unico e ineguagliabile, anche se vi possono essere momenti di rottura. Ma se ogni ferita viene vissuta solo con un’accezione negativa, ne derivano inevitabilmente sentimenti di dolore, vergogna e senso di colpa, diventa un segno indelebile che svalorizza ciò che si ha o si vuole diventare.

L’espressione del dolore
Il dolore difficilmente trova una sua espressione, spesso viene taciuto o rimosso, ma pensare di riuscire a dargli un valore diventa addirittura improbabile. Eppure da ogni situazione di difficoltà si può riuscire a trarre un insegnamento o una crescita. In ogni caso che lo si voglia ammettere o no, ciò che lascia un segno nella vita diventa una caratteristica personale, si deve solo scegliere se valorizzarla e renderla piacevole o continuare a vederla negativamente e quindi a nasconderla.

Traumi e dolori creano cicatrici invisibili che rischiano di bloccare la propria crescita personale, piccole o grandi ferite che se non curate adeguatamente si acutizzano per cui si tende a non mostrarle per paura o vergogna.

Di fatto si nasconde anche una parte importante di sé, non ci si mostra più per ciò che si è, in questo modo non solo ci si nega la possibilità di porre attenzione alle proprie caratteristiche, ai propri bisogni, ma ci si ferma a vedere solo i limiti delle situazioni, lasciando andare nuove possibilità e risorse.
Ognuno ha una sua storia, peculiarità che gli appartengono, negare gli avvenimenti del passato o provare vergogna e sensi di colpa per ciò che si sarebbe voluto vivere o affrontare diversamente non aiuta a integrare tutti gli aspetti di sé. Si rischia di vivere frammentati, di non porre l’adeguata attenzione al presente, a ciò che si sta vivendo.
La psicoterapia spesso segue la tecnica del Kintsugi aiutando le persone a cui si è formata una crepa nella vita, bloccate in una crisi personale in cui riescono a vedere solo i frammenti di sé, a ricomporsi nuovamente, arricchendosi, per diventare ancora più preziose, più forti di prima e con risorse che prima non venivano notate.

Eventi traumatici possono accrescere il proprio valore
È il fondamento della resilienza, eventi traumatici possono accrescere il proprio valore, invece di nascondere le proprie fragilità si può imparare a valorizzarle. È indispensabile imparare a riorganizzarsi positivamente quando ci si trova ad affrontare difficoltà.
Se si continua a nascondere la sofferenza senza tollerarla ci si nega l’opportunità di crescere e di scoprirsi. Grazie alla crisi invece ci si può reinventare e trovare energie creative per ricostruire la propria esistenza. Le cicatrici restano, ma possono diventare perle uniche.

“Una perla si forma quando un corpo estraneo, come parassiti o pezzi di conchiglie, entra nell’ostrica. Per difendersi e curarsi il mollusco inizia a rilasciare strati successivi di madreperla che rivestono il corpo estraneo fino a diventare nel tempo una splendida perla, unica e irripetibile.”

Ciò che potrebbe essere un danno irrimediabile o incompatibile con le proprie scelte, può essere trasformato in un dono. Anche dal dolore e dai momenti negativi possono nascere risorse e crearsi nuove opportunità per vivere una vita ancora più preziosa.

Lucia Cavallo, Psicoterapeuta
specializzata in terapia Familiare Sistemica Relazionale


martedì 13 febbraio 2018

Giambattista Torellò, Psicologia del dono di sé (Ita)

Impazziti di luce di Giambattista Torellò contiene questo meraviglioso testo che conservo da più di trenta anni.

Ringrazio ARES Edizioni per avermi dato il permesso di pubblicarlo.

Intervista a Massimo Bettetini, curatore del libro.


Leggi il documento:
Giambattista Torellò, Psicologia del dono di sé



«Quando tutto è in movimento, nulla in apparenza si muove, come quando si è su un battello. Quando tutti si cammina ugualmente verso un abisso, nessuno si direbbe che ci va. Chi si arresta si accorge della marcia degli altri, come un punto fermo. Vogliamo un punto fermo».
In questo movimento universale dell'esistenza, c'è un solo punto fermo, cioè il rapporto che fonda l'uomo stesso, che lo
fa esistere, il rapporto col Creatore, la sua condizione di creatura: la sua creaturalità.
Ma già le parole ci parlano: non creatus, ma creatura, e questa terminazione in -ura sta ad indicare qualcosa in perenne divenire, non cristallizzata, ma in fieri, temporale, storica, essenzialmente in cammino e incompiuta. Siamo un lavoro, un «opus divinum, campato tra due abissi: l'infinito e il nulla. 'Tutta quanta la creazione sospira insieme e soffre le doglie del parto... e anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, anche noi sospiriamo
in noi stessi, aspettando l'adozione, il riscatto del nostro corpo!

martedì 5 dicembre 2017

Maria Raffaella Dalla Valle, Etica Narrativa con due quadri di Caravaggio (Ita)













Lo studio di Etica Narrativa, si basa su due dipinti di Caravaggio: la Maddalena penitente e Fuga in Egitto. È importante, per comprendere lo scritto, rendersi conto che Caravaggio, in questi due dipinti, da quanto sembra si è basato sulla stessa modella.

Lo scritto include due poesie, una all'inizio ed una alla fine, ed un testo di psicologia esperienziale, potremmo dire.

Leggi lo studio in Academia.Edu:
Maria Raffaella Dalla Valle, Etica Narrativa con due quadri di Caravaggio (Ita)


sabato 4 febbraio 2017

A proposito di Rigidità ed accettazione di sè (Ita)




























Rigidità ed eccesso di rigore

Una persona può spezzarsi se le si chiede continuamente “più del dovuto”: più lavoro, più meriti, guadagnare di più, produrre di più... Se da un lato è legittimo sfruttare le capacità, è pericoloso essere ossessionati dal risultato, esagerando fino a esaurirsi. In un certo senso si corre il rischio di cadere in una «ristrettezza di spirito di chi valuta tutto sulla misura di obblighi rigidi: non prendere, non gustare, non toccare, invece di vivere con il cuore dilatato dall’amore; o di chi, con il suo perfezionismo, rende la vita impossibile agli altri». Forse conviene evitare di pensare che «quanto più rigore, tanta più perfezione», ma «quanta più verità, tanta più perfezione» e perfetto può essere considerato chi raggiunge il fine, non chi non sbaglia mai. Se non pensiamo così, non vediamo la nostra realtà autentica e siamo sempre più dipendenti dagli altri, sempre più schiacciati dalla nostra immagine. Va quindi imparata la libertà che «è un’esperienza personale e intima dell’uomo che significa, allo stesso tempo, un radicale “stare in sé stessi” e una grande apertura alle realtà esterne». Amare non consiste semplicemente nel fare qualcosa per qualcuno, ma avere fiducia nella vita che c’è: si tratta di comprendere l’altro con le sue reazioni, più o meno opportune, le sue paure e le sue speranze. È fargli scoprire che è unico e degno di attenzione, è aiutarlo ad accettare quanto vale, la sua bellezza, la luce in lui nascosta, il senso della sua esistenza.
Se una persona sente di essere amata per quello che è, senza bisogno di mostrarsi in un certo modo, si sente sicura, cadono le maschere e le barriere. Non è più necessario né dimostrare né nascondere nulla: non è più necessario difendersi. 





La buccia di banana

Questa gente era osservante della legge: il sabato non camminavano più di cento metri - o non so quanto si poteva fare – mai, mai andavano a tavola senza lavarsi le mani e fare le abluzioni; ma era gente molto osservante, molto sicura nelle sue abitudini’. Sì, è vero, ma nelle apparenze. Erano forti, ma al di fuori. Erano ingessati. Il cuore era molto debole, non sapevano in cosa credevano. E per questo la loro vita era, la parte di fuori, tutta regolata, ma il cuore andava da una parte all’altra: un cuore debole e una pelle ingessata, forte, dura.